Come funziona lo stage in un corso riconosciuto

Come funziona lo stage in un corso riconosciuto


Un percorso costruito dal Tutor insieme al corsista e alla struttura ospitante.

Nei corsi Kleis Formazione, lo stage è una parte importante del percorso didattico.
Non è un passaggio standard da “aggiungere alla fine”, ma un’esperienza formativa sul campo che deve essere costruita con attenzione, in modo coerente con il corso frequentato, con il profilo del corsista e con le possibilità offerte dal territorio.

Le lezioni, in presenza oppure online, sono definite fin dall’inizio e seguono una struttura comune per tutti i partecipanti. Lo stage, invece, funziona in modo diverso: per essere davvero utile, deve essere progettato in modo flessibile e personalizzato.

La progettazione dello stage è un processo collaborativo tra tre soggetti: Kleis Formazione, attraverso il tutor dedicato al corso; la struttura ospitante che viene individuata; e il corsista stesso, che partecipa attivamente alla definizione dell’esperienza.

Quando comincia la progettazione dello stage

L’organizzazione dello stage comincia a metà del percorso formativo.

La ragione è semplice: prima di entrare in un contesto di lavoro, è importante che il corsista abbia già assimilato una parte dei contenuti del corso. In questo modo l’esperienza sul campo può essere davvero produttiva, perché permette di riconoscere meglio le attività, comprendere il contesto professionale e mettere in pratica almeno una parte delle competenze affrontate durante le lezioni.

Le fasi del percorso

1. Invio del curriculum aggiornato

Il primo passaggio è l’invio del curriculum aggiornato da parte del corsista.

Questo aspetto per Kleis è importante. Le competenze tecniche e specialistiche contano molto, ma conta anche il modo in cui vengono presentate. In tutti i corsi di Qualifica una parte delle lezioni è dedicata proprio al miglioramento del cv.

Nei corsi più brevi questo modulo non è previsto dalla normativa, per questo Kleis Formazione offre a tutti i corsisti una lezione aggiuntiva, perché riteniamo che le competenze professionali e quelle trasversali debbano essere valorizzate insieme.

Il miglioramento del curriculum è il primo passaggio utile anche in vista dello stage, puoi leggere un approfondimento su questo tema qui.

2. Compilazione del questionario

Dopo il curriculum, il corsista compila un questionario che serve a raccogliere informazioni utili per impostare la ricerca e la pianificazione dello stage.

In questa fase vengono considerati, per esempio:

  • il domicilio o la zona di riferimento
  • la possibilità di spostarsi in autonomia
  • eventuali impegni lavorativi già presenti
  • fasce orarie non disponibili
  • eventuali segnalazioni di strutture già conosciute o ritenute interessanti dal corsista

Questo passaggio aiuta a costruire uno stage che sia formativo, ma anche concretamente sostenibile.

3. Coordinamento didattico

Una fase importante è il coordinamento didattico, svolto in aula in un momento collettivo.

Qui la tutor del corso illustra ai partecipanti il processo di organizzazione dello stage e spiega la documentazione necessaria, così che ogni corsista possa avere un quadro chiaro dei passaggi successivi.

Tra i documenti illustrati ci sono:

  • la convenzione di stage
  • il progetto di stage
  • il registro delle presenze

Questo momento serve anche a chiarire dubbi, rispondere alle domande più frequenti e condividere tempi e modalità.

4. Colloqui individuali

Dopo il coordinamento collettivo, il lavoro prosegue con uno o più colloqui individuali, in presenza oppure telefonici.

Questa fase è particolarmente importante perché consente di entrare nel merito della situazione del singolo corsista: disponibilità, obiettivi, vincoli logistici, caratteristiche del profilo e possibili strutture ospitanti.

Durante questi colloqui si lavora su:

  • individuazione della struttura ospitante
  • eventuale programmazione di colloqui conoscitivi
  • raccolta e analisi dei feedback
  • definizione dei passaggi necessari all’avvio dello stage

È il momento in cui la progettazione diventa davvero personalizzata.

5. Monitoraggio dopo l’avvio

Il lavoro non finisce con l’inizio dello stage.

Dopo l’avvio è previsto almeno un momento di monitoraggio con il tutor, utile per verificare che l’esperienza proceda in modo coerente con il progetto concordato e per raccogliere eventuali osservazioni da parte del corsista e della struttura ospitante.

Anche questo passaggio è parte del valore formativo dello stage: non lasciamo il corsista da solo dentro un’esperienza pratica, ma continuiamo a seguirne l’andamento.

Perché lo stage non può essere uguale per tutti

Una delle differenze principali tra lezioni e stage è proprio questa.

Le lezioni seguono un calendario definito e comune.
Lo stage, invece, deve tenere conto di molti elementi variabili: il settore professionale, la sede del corso e la zona di residenza, gli orari compatibili, l’esperienza precedente del corsista, le opportunità realmente disponibili e l’organizzazione della struttura ospitante.

Per questo non esiste una soluzione identica per tutti. Esiste piuttosto un lavoro di progettazione, orientamento e accompagnamento che ha l’obiettivo di rendere lo stage un’esperienza utile, concreta e coerente.

Anche i tempi di realizzazione dello stage possono essere diversi.
In alcuni casi lo stage può partire rapidamente e concentrarsi in un periodo più breve e intenso. In altri casi, invece, può svolgersi con una frequenza più diradata, distribuendosi su un arco di tempo più lungo.

Anche questo dipende dall’equilibrio tra più fattori: la disponibilità del corsista, l’organizzazione della struttura ospitante, la compatibilità con eventuali impegni di lavoro già presenti e le caratteristiche del percorso formativo.

Più che applicare uno schema rigido, l’obiettivo è costruire un’esperienza sostenibile e formativa, che permetta al corsista di affrontare lo stage nelle condizioni più adatte.

Lo stage come parte integrante del percorso

Non tutti i percorsi formativi che parlano di stage lo fanno nello stesso modo.

Quando lo stage è inserito in un percorso riconosciuto, non si tratta di un’attività accessoria o semplicemente evocata come possibile opportunità finale. Fa parte del progetto formativo, viene accompagnato da una documentazione specifica e rientra in un quadro organizzativo e istituzionale più definito. Le fonti pubbliche distinguono infatti i tirocini curriculari dai tirocini extracurriculari e collegano quelli curriculari a un percorso formale di istruzione o formazione.

Nei corsi Kleis, lo stage è parte integrante dei percorsi riconosciuti. Per questo non viene trattato come un’aggiunta facoltativa, ma come un momento necessario a completare l’esperienza formativa sul campo.

L’eventuale esonero dallo stage non dipende da una scelta generica, ma dalla presenza di crediti formativi o di esperienze lavorative documentate in mansioni analoghe, che possano essere valutate come coerenti con gli obiettivi del corso.

Alcune domande frequenti

Ci sono limiti di età per partecipare al corso e svolgere lo stage?
No. Non ci sono limiti di età per partecipare al corso e per svolgere lo stage curriculare.

Lo stage è coperto da assicurazione?
Sì. Lo stage è riconosciuto e coperto da assicurazione.

Quando comincia?
In genere nella seconda metà del corso, dopo una prima fase di apprendimento dei contenuti.

Lo stage è uguale per tutti i partecipanti?
No. È progettato in modo personalizzato, in base al corso, al profilo del corsista, alla disponibilità personale e alle opportunità presenti.

Chi lavora già in un settore coerente può essere esonerato?
In alcuni casi sì. Chi già lavora in un ambito coerente con il percorso può essere esonerato dallo stage secondo le condizioni previste dal corso.

Una fase delicata, da seguire bene

Lo stage è una fase delicata del percorso formativo proprio perché mette in relazione tre elementi diversi: quello che si è studiato, il contesto professionale in cui si entra e la situazione concreta della persona.

Per questo Kleis dedica tempo e attenzione non solo alle lezioni, ma anche all’orientamento, al curriculum, alla raccolta delle informazioni utili, ai colloqui individuali e al monitoraggio dell’esperienza.

L’obiettivo non è “trovare uno stage qualsiasi”, ma costruire un’esperienza formativa che abbia senso per il percorso del corsista.

Opportunità e Percorsi di Crescita Professionale

Nel panorama attuale del mercato del lavoro, la formazione continua rappresenta una leva fondamentale per migliorare le competenze e favorire l’inserimento o la reintegrazione lavorativa. La Regione Toscana ha introdotto l’Assegno GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori). Questo strumento, destinato a persone in cerca di occupazione, offre la possibilità di frequentare gratuitamente un corso di formazione professionale.

Cos’è l’Assegno GOL?

L’Assegno GOL è un’iniziativa che rientra nel più ampio Programma Nazionale GOL, nato con l’obiettivo di favorire l’occupabilità e l’inclusione sociale. Questo assegno permette ai destinatari di usufruire di servizi personalizzati di orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro. In particolare, l’Assegno GOL è una misura concreta rivolta a chi è in cerca di lavoro, a chi vuole riqualificarsi o a chi desidera migliorare le proprie competenze per reinserirsi nel mercato del lavoro.

Chi può beneficiarne?

L’Assegno GOL è destinato a:

  • Persone disoccupate di lunga durata;
  • Lavoratori in Cassa Integrazione Straordinaria;
  • Beneficiari del Reddito di Cittadinanza;
  • Donne in condizioni di fragilità lavorativa;
  • Giovani Neet (Not in Education, Employment, or Training);
  • Persone con disabilità o con difficoltà di inserimento lavorativo.

La proposta di Kleis Formazione

La nostra agenzia formativa offre un ampio ventaglio Corsi gratuiti per disoccupati tutti presenti nel catalogo GOL. È quindi possibile scegliere tra i seguenti titoli, proposti sia nella sede di Lucca che in quella di Firenze:

In ambito socio-sanitario:

In ambito contabile e amministrativo:

In ambito turistico:

Come funziona?

Il percorso legato all’Assegno GOL prevede diversi step attraverso i Centri per l’Impiego per l’individuazione e l’iscrizione al corso.

Se vuoi saperne di più sull’Assegno GOL o vuoi scoprire come la nostra agenzia formativa può supportarti nel tuo percorso di crescita professionale, contattaci per un colloquio di orientamento senza impegno.
info@kleiformazione.it

Qui è possibile visionare tutte le misure attive nel progetto GOL in Toscana.

Tante opportunità per le persone disoccupate che vogliono formarsi: scegli la tua strada!

Ci sono tante misure regionali e nazionali per la formazione gratuita di persone disoccupate e a volte rischiano addirittura di disorientare gli interessati.

La disoccupazione è una condizione complessa che col tempo indebolisce l’autostima e la capacità di reazione delle persone, per questo è importante impostare un percorso di riqualificazione il prima possibile, in modo da fornire nuovi strumenti per riprendere a lavorare magari in una posizione migliorativa.

Kleis Formazione ha programmato una serie di Corsi con frequenza gratuita per persone disoccupate, a partire già dalla fine del mese di giugno.

Vediamo in dettaglio gli strumenti di finanziamento e i corsi in programma.

Voucher Just in time

I voucher just in time sono una misura di finanziamento della Regione Toscana e vengono assegnati a persone disoccupate ma solo a fronte di domande di personale presentate da aziende al centro per l’impiego per certe specifiche figure professionali (leggi l’approfondimento).

Questa misura, che era stata interrotta a gennaio 2024, è stata riattivata da metà aprile 2024.

Grazie alla collaborazione con le aziende del territorio abbiamo programmato due percorsi formativi in partenza a fine giugno ai quali è possibile partecipare con questa misura:

Corso per Sviluppatore Software (Inizio a Lucca il 25 giugno)

Corso di Contabilità (inizio a Firenze il 26 giugno)

Corsi GOL

Il programma GOL (acronimo di Garanzia Occupabilità dei Lavoratori) è attivo su tutto il territorio nazionale con la competenza delle diverse regioni.

Il programma raccoglie un catalogo di percorsi sempre per persone disoccupate, che vengono attivati con un’utenza minima di 8 persone.

Kleis Formazione eroga due percorsi del programma GOL, entrambi rivolti al settore cartario:

Corso di Addetto Chimico Cartario

Corso per Tecnico della Produzione Cartaria

Assegno formazione GOL

Sempre all’interno del programma GOL la Regione Toscana ha inserito una nuova misura, che sarà attiva dal primo luglio 2024.

Questa misura prevede l’assegnazione delle risorse per partecipare a corsi di qualifica o di certificazione delle competenze, che saranno attivati col raggiungimento di almeno 6 partecipanti.

Tutto il catalogo di Kleis Formazione rientra nella tipologia dell’assegno GOL.

Come accedere ai Corsi

Tutte le misure di cui abbiamo parlato sono gestite attraverso i centri per l’impiego. I candidati dovranno formulare il Patto di servizio e poi individuare con gli operatori il corso di interesse.

Qui è possibile visionare tutte le misure attive nel progetto GOL in Toscana.

Vista l’offerta diversificata, se sei disoccupato e vuoi riqualificarti, ti consigliamo di contattare la nostra segreteria per un incontro di orientamento senza impegno.
Potremo valutare insieme il tuo percorso di studi, le esperienze lavorative, gli interessi personali e, in base a queste informazioni, individuare i percorsi più adatti per la tua riqualificazione professionale.

Contatta la segreteria:

Lucca: Via A. Catalani 46
Tel: 0583 058431; Mail: info@kleifromazione.it

Firenze: Via Giambolona 2r
Tel: 055 5351378; Mail: firenze@kleisformazione.it

Tanti vantaggi, nessuno svantaggio

Secondo quanto riportato da ANSA e da un’indagine di Confartigianato, i contratti di apprendistato professionalizzante, dopo una leggera flessione, sono tornati ad aumentare nel 2017 e nel 2018, anno in cui si sono registrati 283.030 nuovi contratti. Questo perché il contratto di apprendistato continua ad essere una formula molto vantaggiosa sia per il lavoratore che per l’azienda. Si tratta di un contratto a tempo indeterminato che, in una prima fase, prevede un percorso formativo obbligatorio da accompagnare all’attività lavorativa, e al termine del quale il lavoratore può ottenere una qualifica professionale.  Una volta ottenuta la qualifica il contratto rientra nell’ordinaria casistica del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Al contempo questa formula è molto positiva per le aziende perché consente loro di formare le risorse di cui hanno bisogno, usufruendo per i primi anni (da 3 a 5) di una serie di sgravi contributivi. Nonostante questo molti consulenti del lavoro tendono a sconsigliare ai propri clienti l’impiego di questa tipologia contrattuale. Perché? Perché gli obblighi connessi agli sgravi fiscali sono stringenti, ed espongono l’azienda a multe molto salate nel caso di inadempimenti accertati. Quali sono le caratteristiche del contratto di apprendistato? La caratteristica essenziale del rapporto di apprendistato è l’obbligo, da parte del datore di lavoro, di provvedere all’insegnamento necessario al conseguimento di una determinata qualifica. La causa del contratto consiste, dunque, nello scambio dell’addestramento professionale con la prestazione di lavoro; per questo la contrattuale ricade nella categoria dei così detti contratti a causa mista. Per questo motivo, durante il periodo di formazione, il contratto è disciplinato da regole speciali, mentre al termine di tale periodo, se non viene disdettato dal datore di lavoro, il rapporto prosegue come un normale rapporto di lavoro a tempo indeterminato ed è soggetto alla disciplina ordinaria. Questi i principi generali del contratto:
  • divieto di retribuzione a cottimo;
  • il lavoratore può essere inquadrato fino a due livelli inferiori rispetto a quello previsto dalla qualifica oggetto della formazione, e di stabilire la retribuzione dell’apprendista in misura percentuale all’anzianità di servizio;
  • deve essere incaricato un tutor aziendale;
  • riconoscimento, sulla base dei risultati conseguiti nel percorso di formazione esterna e interna alla impresa, della qualificazione professionale;
  • possibilità di prolungare il periodo di apprendistato in caso di malattia, infortunio o altra causa di sospensione involontaria del lavoro, di durata superiore a trenta giorni.
Le tipologie di apprendistato Esistono quattro tipologie di apprendistato:
  1. per la qualifica e per il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore
  2. professionalizzante
  3. di alta formazione e ricerca
  4. per la riqualificazione dei lavoratori in mobilità espulsi dai processi produttivi (trasversale)
Quanti apprendisti si possono assumere? Le aziende con meno di 10 dipendenti possono avere tanti apprendisti quanti sono i lavoratori dipendenti mentre se si supera la soglia di 10 unità il rapporto sale a tre apprendisti ogni due operai. Quanto dura il contratto di apprendistato professionalizzante? Il contratto di apprendistato professionalizzante ha una durata di minimo 6 mesi e di massimo 3 anni, tranne per gli artigiani, per i quali la durata è di 5 anni che vengono ridotti:
  • di 6 mesi se l’apprendista è in possesso di un titolo di studio post-obbligo attinente alla qualifica da raggiungere;
  • di 12 mesi se l’apprendista è in possesso di una laurea attinente alla qualifica da raggiungere.
Come funziona la formazione obbligatoria? La regione Toscana provvede a un’offerta formativa pubblica che prevede 120 ore di formazione di base e trasversali.
L’obbligo formativo tuttavia prevede sia la formazione trasversale che quella tecnico-professionalizzante.
In particolare sono previste:
  • 120 ore: per chi ha solo la licenza di scuola secondaria di primo grado;
  • 80 ore: per chi ha solo un diploma di scuola secondaria di secondo grado;
  • 40 ore: per gli apprendisti laureati.
Per evitare che gli apprendisti si assentino dal posto di lavoro per 120 ore (e con orari stabiliti da un’agenzia esterna), e per completare la registrazione della formazione provvedendo anche a quella tecnico-professionalizzante, molte aziende preferiscono svolgere internamente tutta la formazione, con il supporto di agenzie qualificate. Kleis Formazione offre un servizio personalizzato per la formazione degli apprendisti in azienda, leggi qui tutte le caratteristiche.    

I disoccupati possono partecipare gratuitamente ai corsi grazie ai voucher individuali

AGGORNAMENTO, febbraio 2024: al momento le risorse sono esaurite in tutte le province, pertanto non è più possibile presentare domanda.
Con il Decreto 717 del 19/09/2023 la Regione Toscana ha approvato il finanziamento di nuovi voucher formativi individuali nell’ambito del Patto per il Lavoro.

Destinatari dei voucher

I voucher sono destinati a tutte le persone disoccupate che siano iscritte e abbiano stipulato il Patto di servizio/lavoro con un Centro per l’impiego. Anche i lavoratori in Cassa integrazione guadagni in deroga per eccezionali cause di crisi aziendale e riorganizzazione possono fare richiesta di voucher. La Regione Toscana ha attivato numerose proposte formative finanziate all’interno del progetto GOL. Il Centro per l’Impiego orienterà le persone interessate verso la proposta formativa più accessibile. Pertanto è necessario recarsi al Centro per l’Impiego del proprio territorio per stipulare il Patto di servizio/lavoro prima di procedere con la domanda.

QUALI CORSI SONO FINANZIABILI

Il percorso formativo dovrà essere scelto esclusivamente tra quelli del Catalogo degli enti formativi istituito dalla Regione Toscana. Tutti i corsi riconosciuti di Kleis Formazione rientrano nel Catalogo, pertanto tutti i corsi sono completamente finanziabili. Il corso di formazione scelto potrà partire dal giorno successivo alla presentazione della domanda e entro i 6 mesi successivi.

I principali corsi di Qualifica e di Certificazione delle competenze finanziabili

In ambito socio-sanitario:

In ambito contabile e amministrativo:

In ambito turistico:

Altri settori specifici:

COME EFFETTUARE LA DOMANDA

È possibile procedere da subito con le domande che vengono presentate “a sportello”, quindi vengono approvate in base all’ordine di ricezione. La domanda viene presentata online, con una marca da bollo da 16€, accedendo con SPID o con carta sanitaria attiva (con codice PIN). La segreteria di Kleis Formazione è a disposizione per assistere le persone interessate nella procedura.
Contatta la segreteria e fissa un appuntamento: info@kleisformazione.it; tel: 0583058431

L’importanza del curriculum: prima e dopo l’aggiornamento

Cos’è il self marketing?

Il self marketing è l’insieme di tutte quelle attività volte a promuovere se stessi, le proprie competenze e la propria professionalità. Il curriculum vitae è uno degli strumenti più diffusi e spesso il primo documento con il quale ci si presenta per una nuova opportunità di collaborazione. In questo senso diciamo che il self marketing comincia dal curriculum.

L’esperienza di Kleis Formazione

Nei suoi primi cinque anni di attività Kleis Formazione ha erogato 84 corsi di formazione professionale per un totale di oltre 800 corsisti. Oltre 600 sono i tirocini curriculari che sono stati attivati in svariati settori: socio-saniario, turistico, amministrativo-contabile e altro ancora. Da questa esperienza, seguendo i percorsi formativi e poi professionali di tante persone, constatiamo che la competenza specifica in un settore, è importante quanto il sapersi presentare al meglio. Il self marketing comincia da qui, per questo dedichiamo sempre un focus specifico all’aggiornamento del curriculum.

Perché aggiornare il curriculum

Intraprendere un percorso formativo è anche un modo per poter arricchire e aggiornare il proprio curriculum vitae. Questo vale per chi si trova ad affacciarsi al mondo del lavoro, come pure per chi da una lunga esperienza in un settore voglia spostarsi su un altro, come pure per chi possa trovarsi in disoccupazione da poco o da molto tempo. In tutte queste circostanze il corso, oltre a fornire nuovi strumenti professionali, permette di rinforzare il curriculum con un’esperienza di tirocinio specialistica e recente.

Il contenuto e la forma

Per preparare un curriculum efficace si devono tenere presenti aspetti di contenuto (selezionare e organizzare tutte e solo le informazioni necessarie) e aspetti grafici (quale formato? Che tipo di impaginazione? Quali immagini usare?). Molte persone sottovalutano questi elementi, o la necessità stessa di avere un curriculum ben composto.

Pensa all’interlocutore

Il nostro invito è sempre quello di provare a immedesimarsi nell’interlocutore, ovvero nella persona incaricata di selezionare un nuovo collaboratore, o un tirocinante o il fornitore di un servizio. Questa persona cercherà di reperire candidature e spesso dovrà scegliere tra un numero elevato di persone inizialmente sconosciute. L’analisi del curriculum è quasi sempre il primo passaggio di un qualsiasi processo di selezione. Il responsabile cerca alcune caratteristiche specifiche nei candidati e se queste non fossero immediatamente evidenti dal documento presentato, si rischierebbe di venire subito esclusi.

I consigli per presentarsi al meglio

Il curriculum è la nostra prima presentazione: deve essere completo ma conciso, gradevole e leggero, dettagliato ma di immediata lettura… Per molti nostri corsisti il curriculum diventa in realtà un book di presentazione (vale per i tatuatori ma anche per alcune guide ambientali) e allora è ancora più importante curare anche gli aspetti estetici e formali. Sono tanti gli accorgimenti che possono fare la differenza, per questo in tutti i nostri corsi (nelle ore di coordinamento didattico, oppure in giornate extra appositamente programmate) dedichiamo sempre alcune ore all’aggiornamento del curriculum, con la consulenza individuale di una psicologa specializzata nella selezione del personale.
Scrivere il curriculum
L’incontro programmato per il 5 giugno 2023

Un esempio

Come per la promozione delle diete, riportiamo di seguito un esempio del risultato con il prima e dopo “la cura”. Maria Furceanu ha frequentato il Corso di qualifica per Tatuatore, e dopo una bella esperienza di tirocinio ha cominciato subito a collaborare con lo studio NOA INK A sinistra il curriculum con il quale Maria si era iscritta al corso, a destra invece il curriculum con il quale si è presentata per il tirocinio. Il self marketing comincia dal curriculum e Maria, oltre ad essere una bravissima tatuatrice (questa la sua pagina Instagram) ha saputo presentarsi al meglio.  

Formazione a distanza e formazione in aula: il mix giusto per favorire l’apprendimento.

Fino a tre anni fa la FAD in Italia era un mistero, poi è diventata una necessità. Ora è un’opportunità da abbinare al ritorno alla formazione in aula.

La formazione nel periodo pandemico

Gli anni della pandemia sono stati anni di rapida evoluzione in molti settori. Forse non saremo “usciti migliori” come certi slogan auspicavano, ma di certo la necessità ha provocato un cambiamento dei costumi che in parte resterà. Il settore della formazione è uno di questi. Quando nel marzo 2020 tutto si è fermato, ci sono state alcune settimane di smarrimento, soprattutto perché nessuno sapeva quanto quella condizione di isolamento si sarebbe protratta. In poco tempo però sia gli enti di formazione che le istituzioni che normano il settore si sono rese conto che quelle nuove condizioni si sarebbero protratte a lungo, e hanno attivato nuovi protocolli. Per un anno e mezzo quindi, mentre molti ambiti hanno incontrato una profonda crisi, la formazione ha trovato nuove opportunità. L’utenza si è attrezzata di nuovi strumenti e in poco tempo anche le persone meno abituate all’uso della tecnologia, hanno imparato come partecipare a una videoconferenza o a un webinar. Questa alfabetizzazione accelerata ha forse rimediato a un ritardo che l’Italia aveva rispetto ad altri paesi nell’uso di certi strumenti digitali. Sono cambiati i tempi e i modi di lavorare in molti contesti, compresa l’amministrazione pubblica. Questo, forse, è uno dei pochi aspetti nei quali la pandemia ci ha consentito di migliorare.
Quando si parla di FAD (formazione a distanza) si deve innanzi tutto distinguere quella che viene chiamata FAD sincrona (il collegamento in diretta con un docente che effettua una lezione in un’aula virtuale) dalla FAD asincrona (moduli “registrati”, con slide e video da attivare on demand).
Queste soluzioni si sono rivelate provvidenziali per affrontare un periodo di necessità, che molte persone hanno sfruttato per aggiornarsi e qualificarsi, ma non sono da sole le soluzioni ideali per la formazione professionale.

FAD e formazione professionale

La formazione professionale, che spesso richiede molte ore di frequenza, è soprattutto incontro con i docenti/professionisti. Una gran parte dell’apprendimento avviene attraverso il gruppo, nel confronto con gli altri discenti e nelle simulazioni. È vero che le piattaforme webinar consentono di svolgere molte attività anche in piccoli gruppi, come pure questionari ed esercitazioni, ma i tempi e i modi del confronto non sono mai altrettanto efficaci.

FAD e livello di attenzione

C’è poi la questione dell’attenzione. Molte tecniche formative richiedono che i partecipanti escano dai propri ambienti abituali. Spesso si ritengono più efficaci aule fuori dal contesto lavorativo, o addirittura attività all’esterno o in ambienti specifici. Questo perché un nuovo contesto è di per sé un elemento “attivante”, che favorisce il coinvolgimento della persona al di là del proprio ruolo abituale. La formazione sincrona online permette a chiunque di collegarsi dal proprio ufficio, dalla propria casa o addirittura dalla propria auto, e frequentare una lezione con persone che nello stesso momento sono magari a chilometri di distanza. Sappiamo tutti ormai quanto questo sia comodo. Sappiamo anche, tuttavia, quando questa comodità favorisca la distrazione, o comunque una partecipazione disattenta e meno incisiva. Mentre nell’aula fisica la partecipazione degli altri è uno stimolo continuo per la curiosità, nel collegamento a distanza si assiste spesso a un effetto opposto, e non è raro che al docente manchi qualsiasi tipo di feedback sui contenuti trasferiti. Certo, per migliorare l’efficacia della formazione a distanza i docenti adottano tecniche diverse, richiamando spesso l’intervento dei partecipanti con domande dirette e intervallando l’esposizione frontale a strumenti come infografiche e video, ma la maggiore passività dell’uditorio e un più alto livello di distrazione sono evidenti.

Il ritorno alla formazione in aula

Con la fine delle restrizioni del periodo pandemico, un accordo interregionale ha stabilito di impedire l’ulteriore svolgimento di corsi riconosciuti completamente online. Da settembre 2022 quindi i corsi sono tornati a svolgersi per lo più in aula. Questo comporta una maggiore difficoltà logistica per i partecipanti, ma riteniamo che a questa corrisponda anche una migliore qualità dei percorsi formativi. La formazione a distanza resta una grande opportunità che può essere accompagnata in varia percentuale alla formazione in aula. Il mix di modalità formative è certamente la soluzione migliore da dosare anche in base ai contenuti (più teorici o più pratici) e alle fasi del percorso (introduttiva, lezione frontale, esercitazioni di gruppo, simulazioni, verifiche etc…).   Leggi anche: Le soluzioni di Kleis Formazione per il ritorno in aula. Di Matteo Pieri, Amministratore e Coordinatore didattico di Kleis Formazione  

Come ottenere una qualifica e come aprire l’attività

Per svolgere una professione è spesso necessario ottenere una qualifica che ha valenza nazionale, ma non è sempre chiaro come si possa ottenere. Per questo parliamo di giungla burocratica della formazione. Serve una qualifica ad esempio per fare il tatuatore, oppure la guida turistica, oppure l’operatore socio-assistenziale.

Come si ottiene la qualifica?

La risposta cambia se ci si trova a Roma, a Firenze o a Bari, perché anche se la qualifica ha valenza nazionale, in Italia la formazione professionale è competenza delle regioni.

Un caso tragico, quello delle guide turistiche

Quello delle guide turistiche è il paradosso per eccellenza. Il turismo dovrebbe essere un settore trainante, un’opportunità per i giovani cha abbiano studiato le lingue e la storia dell’arte italiana, eppure dal 2018, per motivi squisitamente burocratici, in Italia non è possibile diventare guida turistica (per approfondimento: Nuova legge sulle guide turistiche: dalla padella alla brace? ). Il contrasto tra le regioni non è estraneo a questa situazione. Il sistema di esami e corsi di qualifica (che altrimenti avrebbe potuto rimanere attivo in attesa dell’aggiornamento normativo) è stato bloccato proprio perché alcune associazioni di categoria hanno esercitato pressioni prima sulle regioni già meno organizzate, e poi queste regioni sulle altre, fino a bloccare qualsiasi attività.

frequentare corsi in altre regioni

Se quella delle aspiranti guide turistiche è la situazione più disperata, è possibile rilevare una lunga serie di contraddizioni, di differenze territoriali e disservizi in molte altre circostanze. Un passaggio fondamentale è l’ottenimento della qualifica professionale. Questa si può ottenere o con esami indetti periodicamente, oppure con corsi di qualifica, che pure hanno al loro termine un esame di qualifica. Ma esami e corsi non sono uguali in tutte le regioni, e addirittura ci sono regioni nelle quali non esistono percorsi formativi per determinate qualifiche. Per fortuna oggi esiste la possibilità di frequentare corsi in toto o in parte online, e questo facilita chi da una regione, si trovi nella necessità di frequentare il corso di un’altra regione. Ma anche in questo caso i problemi non sono finiti.

Stessa qualifica, corsi diversi

In Regione Toscana l’offerta formativa è vasta, e tutti i corsi di qualifica prevedono un minimo di 300 ore complessive di formazione (e arrivano a 900 ore per certe figure), una parte abbondante delle quali dedicata al tirocinio (per approfondire: Orientarsi nella formazione professionale). Svolgere il tirocinio in una regione diversa da quella dell’agenzia formativa però è molto complicato e richiede permessi speciali in base a accordi interregionali. Inoltre, come già ricordato, i corsi proposti sono diversi da regione a regione. L’obiettivo di un corso di qualifica è certamente quello di ottenere l’abilitazione alla professione, ma un percorso formativo è soprattutto un modo per imparare un mestiere, e il contatto con i professionisti e con le realtà lavorative di un territorio è certamente un passaggio fondamentale. È difficile quindi capire come percorsi privi di tirocinio possano essere ritenuti qualificanti allo stesso modo di corsi con 100 o 200 ore di stage.

Il martirio del patentino 

Una volta ottenuta la Qualifica  – che, ribadiamo, avrà valenza nazionale, quale che sia la regione nella quale si è conseguita – non è finita. Molte professioni richiedono infatti l’apertura di una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), per lavorare come liberi professionisti. Questo passaggio che oggi dovrebbe essere semplificato e uniformato in tutta Italia, in realtà crea ulteriori diseguaglianze tra una regione e l’altra. Per aprire una SCIA (per ottenere ad esempio il patentino come guide ambientali, come accompagnatori turistici o altro ) infatti è necessario indicare il CODICE ATECO (Classificazione delle Attività Economiche dell’Istat) dell’attività che si va a svolgere.
Ebbene, in certe regioni i codici di alcune qualifiche non sono contemplati, quindi in quelle regioni è impossibile avviare quella specifica attività.
È il caso degli accompagnatori turistici, ma anche delle guide ambientali. Sono spesso le istituzioni stesse a indicare agli utenti di rivolgersi ad altre regioni per avviare un’attività che poi può essere svolta in tutta Italia.

Il caso limite del tatuatore

Sempre nella Regione Toscana il corso di qualifica per tatuatore è un percorso formativo di 600 ore, che comprende molte materie: anatomia, dermatologia, primo soccorso, disegno, tecniche di tatuaggio, di bendaggio, normativa etc… (leggi di più: Corso per Tatuatore). In altre regioni, per ottenere una qualifica analoga, sono richiesti corsi di appena 90-120 ore. Nemmeno un quinto delle ore di formazione. Addirittura i requisiti di ingresso tra regione e regione cambiano. Per questo poi al momento di avviare un’attività in Toscana, chi avesse seguito un corso in una diversa regione, si troverebbe a dover comunque integrare il percorso con quello di 600 ore.
Per la complessità di queste tematiche, per i percorsi formativi del nostro catalogo, Kleis Formzione è sempre disponibile a fornire orientamento non solo in merito ai corsi stessi, ma anche al modo più efficace per avviare la professione.

Formazione libera, riconosciuta, finanziata e obbligatoria: vediamo le caratteristiche

Spesso è difficile orientarsi nella formazione professionale per adulti. Adesso le opportunità si sono allargate ulteriormente con il prolificare dei corsi online. Cerchiamo di fare chiarezza su alcuni aspetti tecnici, che fanno però la differenza sulla qualità della formazione stessa.

Corsi ad hoc e corsi a catalogo

Si può innanzi tutto distinguere tra la formazione progettata appositamente per rispondere ai bisogni di singole persone o organizzazioni (ad hoc) e quella a catalogo. Dal momento che la prima può assumere una varietà infinita di caratteristiche, ci soffermiamo invece sulla formazione a catalogo. Si intende per formazione a catalogo un insieme di corsi progettati ed erogati da un ente, al quale la singola persona può iscriversi e partecipare. I corsi di formazione a catalogo si caratterizzano per diversi aspetti: requisiti di ammissione, contenuti, metodologia didattica, strumenti impiegati, competenze dei docenti, durata, frequenza, attestazione finale.

Formazione riconosciuta e non riconosciuta

Tutta la formazione può essere “buona”, dipende dall’obiettivo che ci si pone nel frequentare un corso. Se l’obiettivo è ad esempio quello di imparare un contenuto specifico per interesse personale, sarà importante accertarsi dei contenuti e della qualità della docenza, mentre poco importa quale sarà l’attestazione finale. Al contrario, se la formazione è finalizzata all’accesso a una specifica professione, o all’aggiornamento necessario per la stessa (la cosiddetta formazione professionale), è importante verificare che il corso scelto permetta anche il conseguimento di quel titolo.

Gli organi di accreditamento

Gli enti che “accreditano” o “certificano” un corso sono molti, e si occupano di settori professionali diversi. Ci sono ad esempio le associazioni di categoria che possono conferire crediti formativi ai corsi delle materie attinenti al settore specifico (es. Ordine degli Avvocati, Ordine dei Geometri etc…). Ci sono corsi accreditati a livello ministeriale, e riguardano soprattutto il settore dell’insegnamento e della scuola. La formazione professionale invece, quella che regola l’accesso a molte professioni, è competenza delle Regioni. Sono le Regioni quindi che possono conferire l’accreditamento agli Organismi Formativi e poi ai singoli corsi.

Formazione riconosciuta e formazione finanziata

La “formazione finanziata” fa riferimento a tutti quegli interventi formativi finanziati con risorse pubbliche, attraverso voucher individuali o assegnazione di risorse agli organismi formativi vincitori di bandi pubblici. La “formazione riconosciuta” fa invece riferimento a tutti quegli interventi formativi finalizzati all’ottenimento di un titolo professionale riconosciuto a livello nazionale (qualifica o certificazione di competenze), ma NON finanziata con risorse pubbliche.

Agenzia accreditata e corsi accreditati

L’accreditamento di un organismo formativo NON implica automaticamente l’accreditamento dei corsi che quell’organismo eroga.
Sono tenuti all’accreditamento tutti gli Organismi formativi pubblici o privati che intendano organizzare ed erogare attività di formazione, finanziate con risorse pubbliche, e/o riconosciute.
Per ottenere l’accreditamento gli Organismi devono rispettare una serie di parametri stringenti: competenze interne in ambito progettuale, finanziario, amministrativo e gestionale; una sede con caratteristiche specifiche; la certificazione del sistema per la qualità (ISO 9001:2015) etc… Per un dettaglio di queste caratteristiche nella Regione Toscana si può fare riferimento al D.G.R. 17.12.2007 n. 968 e s.m.i.
Le agenzie formative accreditate, e SOLO quelle accreditate, possono ottenere il riconoscimento di percorsi formativi o accedere alle risorse dedicate alla formazione finanziata.
La competenza regionale sulla materia genera alcune contradizioni e differenze per le quali rimandiamo a questo articolo.

I repertori regionali

In Toscana (ma analogamente in altre regioni) esistono due repertori di riferimento per la progettazione dei percorsi formativi finalizzati al rilascio della qualifica o di una certificazione di competenze. Il Repertorio regionale delle figure professionali (RRFP) raccoglie 363 figure selezionate, ognuna delle quali prevede una qualifica specifica per accedere a una professione. Il Repertorio regionale della formazione regolamentata, che a sua volta comprende i profili professionali, e gli standard per la formazione obbligatoria, ovvero quei percorsi formativi che non portano al conseguimento di una qualifica, ma sono necessari per accedere a uno specifico esame di abilitazione.

Qualifiche e ADA

Le qualifiche professionali descritte nei Repertori sono composte da AdA (Aree di Attività) che, a loro volta, descrivono le competenze e le capacità necessarie per svolgere una specifica attività professionale. I corsi di formazione riconosciuta possono quindi portare al conseguimento di una qualifica professionale, oppure alla certificazione di competenze relativa a una o più AdA, anche di figure professionali diverse. Questo consente alle Agenzie formative accreditate di progettare percorsi formativi in settori diversi e di durate diverse, per poter rispondere alle esigenze di una vasta tipologia di utenza (ulteriori specifiche sull’offerta di Kleis Formazione). Si deve pertanto richiamare la massima attenzione alla dicitura delle attestazioni al termine dei corsi. Capita purtroppo non di rado che certi enti di formazione promuovano corsi anche costosi che al termine non rilasciano Qualifiche, ma attestati che vengono variamente chiamati, ma che non consentono poi lo svolgimento della professione. Qui per un esempio.

Caratteristiche e vantaggi di un corso riconosciuto

I corsi riconosciuti hanno una serie di “rigidità” imposte dall’ente accreditante (le Regioni): obbligo di frequenza, esame finale, prove intermedie etc… Queste rigidità costituiscono però anche una garanzia di qualità dei percorsi formativi stessi. Oltre al conseguimento finale di un titolo riconosciuto a livello nazionale, i corsi riconosciuti contemplano sempre un periodo di tirocinio, come modalità formativa necessaria per accedere all’esame finale. Questo periodo di tirocinio curriculare, che può essere svolto ad ogni età, è un momento di apprendimento sul campo, ma è anche spesso un’occasione per affacciarsi o ri-affacciarsi al mondo del lavoro, per prendere contatto con realtà professionali interessanti e aggiornare il curriculum con un’esperienza specializzante.
SOLO con un corso di formazione riconosciuta si ha la possibilità di svolgere un tirocinio curriculare fuori dal percorso scolastico.