Diventare Guida Ambientale: ci sono Corsi e corsi
Le differenze tra i percorsi formativi nelle diverse regioni
Abbiamo parlato di come la competenza regionale sulla formazione produca una serie di contradizioni e differenze territoriali (per approfondire: Titoli nazionali, formazione regionale: la giungla burocratica). La situazione delle Guide Ambientali merita però un focus particolare: ci sono Corsi e corsi.I CORSI DI QUALIFICA
Per diventare Guida Ambientale è necessario frequentare un corso di Qualifica e superare l’esame finale (per approfondire: Una guida per diventare Guida Ambientale). Chi è in possesso di specifici titoli di studio può richiedere direttamente la partecipazione all’esame finale, preparandosi in autonomia. La situazione è estremamente variegata. Ci sono Regioni nelle quali la figura professionale non è nemmeno normata, quindi in quelle regioni è impossibile ad esempio ottenere il patentino. Tuttavia, trattandosi di un titolo nazionale, anche chi risiede in quelle regioni può effettuare corsi ed esami in altre regioni, e ottenere comunque l’abilitazione.LA DIFFERENTE DURATA COMPLESSIVA
Anche dove i corsi sono riconosciuti e attivi però si riscontrano differenze enormi.In Regione Toscana il Corso di Qualifica per Guida Ambientale è di 600 ore complessive e comprende necessariamente un periodo di tirocinio.
Altre Regioni prevedono invece corsi di 300 ore, e addirittura corsi di sole 150 ore, che non prevedono alcuno stage!
In questi percorsi formativi vengono indicate un totale di 70 ore di teoria (in Toscana sono circa 500, e 70 non corrispondono nemmeno a una singola unità formativa della parte tecnico-professionalizzante).
LE DIFFERENZE SULLA PARTE PRATICA IN ESTERNA
Anche per quanto riguarda la didattica in esterna, se si sommano le ore di escursioni didattiche e quelle di tirocinio in affiancamento a Guide Ambientali, nei nostri corsi, ma anche in quelli di altre agenzie della Toscana, si effettuano circa 300 ore, a fronte delle 80 proposte in quelli che possiamo chiamare “corsi brevi”. Il Corso per Guida Ambientale è certamente uno strumento per ottenere un titolo abilitante alla professione, e tutti i percorsi riconosciuti dalle varie Regioni lo sono. Si può quindi scegliere un percorso breve e raggiungere questo obiettivo.Noi riteniamo però che un Corso di Qualifica debba prima di tutto essere un percorso di crescita personale e professionale, che permetta non solo di fregiarsi del titolo, ma soprattutto di ESSERE una Guida Ambientale.
I contenuti
Questi sono solo i principali contenuti previsti dai corsi di qualifica della Regione Toscana: Contenuti di base:- normative di settore con particolare riferimento alla legislazione in materia di tutela ambientale e urbanistica riguardo alle aree protette
- deontologia professionale
- aspetti contabili, fiscali, previdenziali e contrattuali
- nozioni di marketing turistico
- elementi generali di storia, archeologia, geografia, folclore, tradizioni, usi e costumi della Toscana
- elementi generali di chimica e biologia
- prevenzione, infortunistica e pronto soccorso
- zoologia
- geologia
- botanica
- climatologia, meteorologia e nivologia
- sentieristica e segnaletica
- orientamento, topografia, cartografia
- tecniche escursionistiche
- norme di comportamento in caso di imprevisti
- individuazione, progettazione, realizzazione, documentazione e offerta di itinerari
- sicurezza e primo soccorso in ambiente naturale
- gestione e conduzione dei gruppi
- problem solving
- comunicazione efficace
La qualità professionale
Il problema delle differenze regionali è radicato e non ci stupisce. È spiazzante invece vedere come associazioni di settore, che dovrebbero proteggere e garantire la qualità professionale della categoria, promuovano questi “corsi brevi” sui propri canali e vantino un contributo diretto sulla docenza, tanto che le pagine web dedicate sembrano quelle di un’agenzia formativa, piuttosto che di un’associazione di categoria.Corsi correlati
L’ultima rilevazione indica che più dell’80% di chi ha frequentato un corso oggi lavora.
Fin dalle prime edizioni i corsi di Kleis Formazione hanno prodotto un’ottima ricaduta occupazionale. Viste le difficoltà del periodo pandemico però non ci aspettavamo che questi dati potessero addirittura migliorare. È quanto emerge dalla rilevazione annuale ripetuta a luglio 2021. Al sondaggio ha risposto il 24% del totale del campione, ovvero di chi nel 2020 aveva concluso un percorso formativo tra i seguenti: Segreteria Amministrativa, Contabilità e Bilancio, Accompagnatore Turistico, Receptionist, Agente Immobiliare e Addetto all’Assistenza di Base. Un breve riassunto in videoI risultati del sondaggio
Come illustrato nel seguente grafico, all’inizio dei corsi le persone occupate (a tempo parziale o pieno) erano il 46,2%, e altrettanti erano i disoccupati.

Oggi le persone occupate (a tempo parziale o pieno) solo l’80,7%. Gli occupati totali sono quindi quasi raddoppiati a seguito del percorso formativo svolto. Di questi il 69,2% lavora a tempo pieno e solo l’11,2% (per scelta o per necessità) lavora a tempo parziale.


I settore con più ricaduta occupazionale
Queste percentuali non sono analoghe tra i partecipanti ai diversi corsi. Come c’era da aspettarsi per gli Accompagnatori Turistici le opportunità nel 2020 sono state ben poche, e tuttavia qualcuno è riuscito ad avviare una prima collaborazione. Sempre nel settore turistico si rilevano però le assunzioni a tempo pieno di molti frequentanti del corso per Receptionist, in linea con quanto avviene per tutti i corsi orientati a ruoli amministrativi (Segreteria Amministrativa e Contabilità e Bilancio).Il corso di Contabilità si conferma essere uno dei percorsi con la più alta ricaduta occupazionale.
Spesso nella fase di orientamento le persone temono di non potersi occupare di contabilità, se non hanno avuto un percorso scolastico apposito. La nostra esperienza, e quella dei nostri corsisti, dice il contrario. Con un’ottima preparazione e con tanto impegno questo settore offre molte opportunità, specialmente alle donne.
Per finire, il corso di Addetto all’assistenza di base vede il 100% di persone occupate, tra quelle che hanno risposto al sondaggio. Anche in questo caso la crisi pandemica ha provocato una crescita immediata della richiesta di queste figure, che già trovavano una buona percentuale di inserimento.
“Tanto lavorano solo gli OSS”?
Spesso le persone sono indecise tra l’intraprendere il corso per ADB (Addetto all’Assistenza di Base) o tentare direttamente il corso OSS con l’esame presso la ASL.Questi numeri sono l’indicazione più evidente su come sia meglio procedere. Con la qualifica di ADB, specialmente in questa fase, è possibile lavorare subito, per poi eventualmente prendere anche la qualifica di OSS con il corso di integrazione.
Numeri che danno forza
Nei nostri percorsi di orientamento non parliamo mai di percentuali di assunzione, perché riteniamo che la formazione sia fatta più di storie individuali che di grandi numeri. Nella buona riuscita di un corso ci sono infatti tanti ingredienti che dipendono dal frequentante stesso, dal suo impegno, dalla passione e dalla determinazione. Vista la situazione complessiva però questi numeri ci rendono particolarmente orgogliosi, perché dimostrano che, anche nei periodi più difficili, lavorando con impegno e investendo nelle proprie qualità si possono ottenere risultati importanti.Giugno 2021: si è conclusa la prima edizione del corso con la qualifica di 14 nuove guide ambientali!
Il 29 giugno si è conclusa, con l’esame finale, la prima edizione del corso per guida ambientale. Le lezioni erano cominciate a settembre 2020, quando tutti speravamo che la situazione pandemica potesse restare sotto controllo. Invece dopo poche settimane sono tornate le restrizioni, ma questo non ha impedito lo svolgimento del percorso formativo. Le lezioni teoriche si sono svolte su ZOOM, con sessioni simultanee online per due sere a settimana, mentre il sabato il gruppo si spostava in varie zone del nord della Toscana, per le lezioni in esterna.Quando finalmente abbiamo incontrato di nuovo i partecipanti in sede, di persona, ci siamo trovati davanti dei professionisti.
Dopo tante ore di studio e di pratica ognuno aveva sviluppato una propria consapevolezza del ruolo. Soprattutto questa, insieme alle tante informazioni apprese, è emersa in sede di esame.
L’esame
Il primo giorno si è tenuta la prova pratica in esterna, che la commissione ha scelto di svolgere a San Lorenzo a Vaccoli. Nel pomeriggio il gruppo è rientrato in aula per la prova scritta. Nel secondo giorno d’esame invece si sono svolte le prove orali, cominciando dall’illustrazione della tesina che ogni partecipante aveva compilato. Si tratta di lavori molto variegati, per lo più incentrati su un itinerario, ma anche su aspetti specifici di una materia (botanica, geologia etc..). Siamo certi che il materiale preparato, in molti casi, potrà essere di supporto alle prime attività professionali delle nuove guide. Riportiamo a titolo di esempio i lavori di chi, oltre a una presentazione cartacea, ha preparato anche un supporto online. Stefano Franceschi e Massimiliano Morelli hanno presentato il progetto molto accurato di un’escursione all’acquedotto di Colognole, con la divertente formulazione anche del logo di una possibile futura associazione: Cacciucco Trek. Ce ne parlano nel video: Laura Trambusti ha composto un lavoro di approfondimento sulla zona dei Monti della Calvana, situati tra l’Appennino pratese e il Mugello. La pagina web MyCalvana, ricca di foto e di contenuti, illustra il territorio in modo molto efficace e organico. Silvia Paolucci ha descritto un percorso ad anello tra il Bosco delle Fate del Monte Penna e il Santuario del Monte della Verna. Al termine della lunga esposizione (la commissione era molto interessata!) Silvia ci ha raccontato direttamente la sua esperienza: Tutti i partecipanti al corso si sono qualificati e ora stanno sbrigando le pratiche per avviare la professione. Questo periodo complicato offre anche molte opportunità, soprattutto per chi si rivolge al turismo ambientale e di prossimità.Ci complimentiamo ancora con tutte le nuove guide ambientali e li ringraziamo per la bella esperienza formativa che hanno condiviso con noi.
Corsi correlati
Una panoramica sulle tre proposte di legge in discussione
AGGIORNAMENTO, dicembre 2024: La nuova legge è stata approvata in dicembre 2023, (leggi qui l’articolo dedicato.)
I testi riportati in questo articolo sono stati richiamati dal nuovo DDL 833: qui l’aggiornamento del 23/09/2023
Dopo sette anni di “limbo”, il Parlamento discute tre diverse proposte di legge per regolamentare la figura professionale di guida turistica. A queste si aggiungono i pronunciamenti delle tante associazioni di categoria, che evidenziano priorità molto diverse.
Abbiamo cercato di orientarci in questa selva, per capire cosa potrebbe succedere nel prossimo futuro.
Leggi qui ultime novità sul nuovo disegno di legge.
Le tre proposte di legge in discussione sono le seguenti:
DDL 1921, proposto il 6 agosto a prima firma del Senatore Ripamonti (Lega) DDL 2087, proposto il 9 febbraio 2021 dal Senatore Croatti (M5S) Proposta di Legge 3088, presentata il 4 maggio 2021 a prima firma dell’Onorevole Dori (M5S) Tutte e tre le proposte convergono su alcuni punti. Tra questi l’istituzione di un Elenco Nazionale delle guide turistiche abilitate, aggiornato presso il Ministero del turismo con cadenza semestrale, e l’ingresso gratuito per le guide turistiche a tutti i siti di interesse. Nell’impianto generale possiamo dire che le prime due proposte (DDL 1921 e DDL 2087) sono quasi identiche. La principale differenza è costituita dall’articolo 7 del DDL 2087, che individua un solo codice ATECO per le guide turistiche. Tanti invece sono i temi che differenziano soprattutto la proposta di legge 3088 rispetto alle due precedenti. Vediamo i principali:Il carattere nazionale o locale della guida turistica
Una breve cronistoria (Leggi anche: Guide turistiche interrotte) La legge europea 97/2013 ha stabilito la validità nazionale della professione di guida turistica. Nel 2015, con due successivi Decreti Ministeriali, si era tentato di “aggirare” l’indicazione europea. I decreti re-introducendo di fatto il carattere locale della guida turistica, con l’istituzione di un elenco di “siti di particolare interesse”, per operare nei quali si chiedeva una preparazione specifica. Puntualmente l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del mercato) aveva segnalato la cosa, evidenziando in seguito anche le numerose normative emanate dagli enti locali, che limitavano (e limitano tuttora) l’operatività delle guide turistiche nazionali. Si sono pronunciate in merito la Corte Costituzionale (sentenza 271/2009), il TAR di Palermo (sentenza 867/2012) e del Lazio (sentenza 2831/2017), nonché il Consiglio di Stato (sentenza 3859/2017), che respingendo il ricorso del Ministero ha annullato i Decreti ministeriali del 2015.Sembra incredibile eppure, dopo tutti questi pronunciamenti e dopo sette anni di attesa, i due “nuovi” disegni di legge (DDL 1921 e DDL 2087) tornano a proporre il carattere locale dell’abilitazione di guida turistica.
Anche tralasciando i passaggi precedenti, l’incoerenza emerge già dalla lettura degli articoli. Entrambe le proposte infatti, dopo aver ribadito in più punti la necessaria preparazione e abilitazione territoriale delle guide, si trovano ad affrontare la questione delle guide turistiche abilitate in altri paesi europei. Queste sarebbero titolate a svolgere la loro attività in Italia “su base temporanea e occasionale”. A parte la vaghezza di queste indicazioni, che aprono a nuove contestazioni e ambiguità, le proposte mettono nero su bianco l’intenzione da una parte di vincolare le guide italiane a un territorio specifico, e allo stesso tempo di permettere alle guide di altri paesi di operare occasionalmente senza alcuna preparazione specifica. Se questa linea dovesse essere approvata dal Parlamento, quasi certamente ci aspetterebbero altri anni di ricorsi, sentenze e annullamenti, e quindi altri anni di “limbo”, per una professione che tutti dicono di voler tutelare e promuovere.E allora perché il legislatore insiste in questo vicolo cieco?

Il passaggio culturale non è per niente scontato: si tratta di interpretare il ruolo di guida turistica in modo molto diverso da quanto eravamo abituati a fare in Italia.
La guida turistica non è più la persona qualificata ad illustrare un solo specifico territorio, ma il professionista capace di contestualizzare conoscenze generali (di storia, storia dell’arte, lingua, folklore etc…) in diverse città. La guida turistica non smette mai di studiare, e questa capacità di aggiornamento sarà probabilmente l’elemento premiante sul mercato.
La proposta di legge 3088, almeno su questo punto, stabilisce un passo avanti rispetto a tutta la legislazione nazionale precedente, definendo chiaramente e per la prima volta l’abilitazione nazionale delle guide turistiche, senza limitazioni di sorta.
Confidiamo quindi che questa ultima proposta prevalga, in modo che in tempi brevi le persone interessate possano tornare ad accedere alla professione, e che quelle già abilitate possano lavorare con serenità e senza limitazioni.
Le professioni “confinanti” (guide e accompagnatori turistici)
Nessuna delle tre proposte di legge prende in considerazione la figura dell’accompagnatore turistico. Delle associazioni che si sono pronunciate su questi temi, solo AGILO (Accompagnatori, guide, interpreti turistici) ha posto l’accento su questa priorità. Definire gli ambiti di intervento della guida, senza contestualmente definire anche quelli dell’accompagnatore, rischierebbe infatti di penalizzare fortemente questa seconda figura. Nella pratica professionale queste due figure, presenti in molti altri paesi europei, hanno un ambito di competenza ben distinto, anche se confinante. Se il legislatore volesse in qualche modo unificare le due figure, dovrebbe almeno farlo in modo manifesto. In questo caso sarebbero tante altre le questioni da prendere in considerazione, sia nelle competenze da valutare nella fase di accesso alla professione, sia nella gestione del processo di “transizione” che coinvolgerebbe molti professionisti già abilitati come guide e/o accompagnatori. Altrimenti sarebbe opportuno cogliere l’occasione per discutere e definire a livello centrale entrambe le figure professionali.L’accesso alla professione
Tutte e tre le proposte indicano il requisito della laurea triennale per l’accesso all’esame di abilitazione. Le prime due proposte (DDL 1921 e DDL 2087) pongono l’obbligo di frequenza di un corso propedeutico di 650 ore, che sarebbe gestito dalle Regioni in collaborazione con le Università. Per commentare questo punto è necessario richiamare l’attenzione su un fattore ha contribuito a generare la situazione di stallo in cui siamo.I titoli professionali hanno valenza nazionale, e l’accesso ad una professione dovrebbe richiedere requisiti analoghi in tutto il territorio. Invece la formazione in Italia è di competenza regionale, e questo produce numerose discrepanze tra una regione e l’altra.
Succede che, per accedere alla stessa qualifica, in una regione si debba partecipare a un esame preparandosi in autonomia, in altre si possa partecipare a corsi di qualifica di durata diversa, e in altre ancora magari quella specifica qualifica nemmeno è disciplinata.
Uno dei temi che ha portato al blocco dell’accesso alla professione era proprio la critica al sistema delle agenzie formative, molto attive in certe regioni. In Toscana ad esempio, per ottenere la qualifica, si doveva seguire un corso di 800 ore e superare l’esame finale.
Nel nuovo quadro normativo, come abbiamo visto, sarebbero già coinvolti il Ministero e le Regioni. Perché complicare ancora l’accesso alla professione coinvolgendo l’Università?
Oltretutto questa “nuova” formazione sarebbe ridotta, dalle 800 ore che già erano previste in Toscana, a sole 650. Sembra che l’intenzione sia unicamente quella di esautorare le agenzie formative con l’obiettivo non di migliorare in qualche modo la preparazione delle guide, quanto di continuare a rallentare l’accesso alla professione stessa. Si propone poi l’organizzazione di esami nazionali con cadenza annuale o biennale. In tutte le esperienze legate a qualsiasi esame nazionale, sappiamo che fine fanno questo tipo di propositi: i tempi si allungano, e si finisce per organizzare bandi a cadenza casuale e con migliaia di candidati.I requisiti (lingua e titolo di studio)
Quali diplomi di laurea dovrebbero permettere l’accesso all’esame nazionale di guida turistica? Questo punto non viene definito. Se è vero che si pensa a un corso propedeutico, perché si dovrebbero ammettere solo alcuni percorsi di studio? Sarebbe invece utile pensare a dei percorsi formativi estesi e completi. Chi avesse conseguito certi titoli di studio, potrebbe essere parzialmente esonerato (ad esempio chi ha sostenuto esami di storia dell’arte potrebbe essere esonerato da quelle materie). In questo modo, con una preparazione più estesa, anche chi non ha una laurea triennale potrebbe accedere all’esame di abilitazione. Sulla lingua poi si dice pochissimo. In una delle proposte (n 3088) si parla del livello minimo B2, quando nel precedente sistema, in Toscana come in altre regioni, era richiesto il livello C1. Quindi, in sostanza, si passerebbe da una formazione incentrata sul territorio, per 800 ore complessive e con il livello di una lingua C1, a corsi di 650 ore, a carattere generale e con un livello di lingua B2.Non si capisce come, abbassando tutti i parametri, la formazione di questi nuovi professionisti dovrebbe migliorare e allargarsi a tutto il territorio nazionale.
In conclusione ci auguriamo che prevalga la proposta n 3088 per la definizione di una nuova legge sulle guide turistiche, in modo da non prolungare lo stallo di questi anni. Ma speriamo anche che questa proposta venga rivista e integrata.
Ci sembrano di nuovo interessanti le proposte di AGILO, che sostanzialmente descrivono il sistema formativo che già era attivo in Regione Toscana. Sarebbe sufficiente riprodurre quell’impianto, con un forte “spostamento” dei contenuti, non più dedicati ai singoli territori, ma estesi e integrati a tutto il territorio nazionale.
Leggi anche:
Nuova legge sulle guide turistiche: forse è la volta buona
Guide turistiche interrotte: l’accesso alla professione resta bloccato fino a data da destinarsi
Guide turistiche: niente esami e corsi fino al 31 dicembre 2020
Guida Turistica e Accompagnatore Turistico
Le video-testimonianze degli accompagnatori turistici qualificati nelle prime edizioni del corso
Lo sappiamo, il momento è sconfortante anche e soprattutto per il settore turistico. Eppure nei contatti che ogni giorno intratteniamo con gli operatori del settore, sia per i corsi di aggiornamento che per l’organizzazione degli stage, sentiamo tante idee, tanta voglia di rinnovarsi e prepararsi per un turismo nuovo, che arriverà. Condividiamo quindi le brevi testimonianze di chi ha concluso di recente il corso per accompagnatore turistico e si è avviato a una nuova professione. Roberto Kratter ha cominciato il corso in presenza, ma lo ha terminato quando le lezioni si sono spostate online, concludendo con l’esame a settembre 2020. Lui ha fatto una bella esperienza di stage con Bike the city: Questa invece è l’esperienza di Alena, che ottenuto il patentino ha cominciato a lavorare con i flussi turistici soprattutto dalla Russia, suo paese di origine: Queste le altre testimonianze di nuovi accompagnatori turistici E altre ancoraCorsi correlati
Digitalizzazione e diffusione: i fenomeni caratterizzanti dei nuovi flussi turistici
Lo shock che ci ha colti a marzo 2020 ha travolto prima di tutti il settore turistico. In un primo momento si è pensato a una crisi che avrebbe pregiudicato un’intera stagione, quella dell’anno appena concluso, ma che avrebbe poi permesso di tornare alla “normalità” nell’anno successivo.Le previsioni sono cambiate: il turismo tornerà, ma sarà un turismo diverso.
I flussi turistici potranno tornare ad essere quelli pre-pandemia solo nel 2024 (dati Iata-International Aviation). Questo lungo periodo, che coinvolgerà due o tre stagioni turistiche, non sarà tuttavia un periodo “sterile”. Sono tanti i segnali che confermano una domanda enorme, frenata da questo lungo distanziamento obbligato.
L’EFFETTO MOLLA
Come già si è potuto vedere nell’estate 2020, pur con tutte le restrizioni necessarie, non appena le normative lo hanno consentito quella domanda si è espressa in modo potente. Per questo possiamo aspettarci che, dopo un così lungo periodo di costrizioni, l’effetto “molla” della domanda turistica sarà davvero forte. L’effetto di quella “molla” sarà tuttavia ancora fortemente condizionato dalle precauzioni necessarie in questa lunga fase di vaccinazioni. È un cambiamento che non coinvolge solo il “turista”, ma più in generale la persona, ed è facile pensare che gran parte di questi cambiamenti influenzeranno le nostre abitudini per molti anni a venire. Il mercato turistico sta già evolvendo per una serie di fattori che possiamo ricondurre a due principali fenomeni: la digitalizzazione e la diffusione.LA DIGITALIZZAZIONE DEL TURISMO
Uno dei pochi effetti positivi di questo distanziamento è stata l’incredibile accelerazione nell’alfabetizzazione digitale della popolazione di tutte le età. Se fino a pochi mesi fa una videoconferenza o un webinar erano termini e attività riservate a una piccola parte di professionisti e appassionati di novità, oggi chiunque ha avuto esperienze più o meno felici con questi strumenti. Di più: ormai ci aspettiamo di trovare un supporto video, registrato o in diretta, in moltissimi contesti. Se da una parte la digitalizzazione implica una serie di servizi ormai indispensabili per qualsiasi esperienza turistica (prenotazioni immediate di trasporti, alloggi, visite; video e audioguide che sostituiscono il cartaceo; recensioni e indicazioni etc…), dall’altra si parla sempre di più di digitale come meta turistica.IL DIGITALE COME META
Se il “digitale” può essere uno spazio di incontro, di condivisione e di confronto, allora lo spazio digitale è una meta che può essere scelta, visitata e vissuta. Non si tratta tanto di esperienze sostitutive del turismo tradizionale (molte esperienze in questa direzione sono naufragate) quanto di attività propedeutiche oppure integrative alla visita. L’accesso ad un museo, l’anteprima di una mostra o addirittura l’accesso virtuale a beni artistici inavvicinabili in senso materiale, sono occasioni per scegliere una meta, per condividere quei contenuti con persone fisicamente lontane o per “portare a casa” un ricordo importante.È un mondo nuovo, tutto da esplorare, che si allaccia e si intreccia alle attività di spettacolo e di eventi. Si possono pensare, in questa dimensione, narrazioni del tutto nuove, che si muovono nello spazio e nel tempo con grande libertà, e che possono essere sempre più ritagliate sulle preferenze e le curiosità del turista.
Un corollario di tutto questo è la mole incredibile di informazioni che la digitalizzazione mette a disposizione. Si possono ricostruire i comportamenti e i profili di una grande varietà di turisti, e impostare di conseguenza le proposte e i servizi.
Si tratta di un processo che difficilmente un operatore può percorrere in autonomia. È necessaria l’integrazione di competenze molto diverse e spesso veicolate dall’iniziativa pubblica. In questo senso in Italia e nelle diverse regioni si può fare moltissimo per prepararci.
LA DIFFUSIONE DEL TURISMO
Smart working, intrattenimento digitale, relazioni a distanza, e-shopping… se è vero che il digitale è una grande opportunità, e ci aspettiamo in questo senso soluzioni sempre più semplici, rapide e integrate, dall’altra esiste una vera e propria nausea da schermo. I fili della rete che ci consentono di essere ovunque in qualsiasi momento si presentano anche come le maglie di una enorme gabbia dalla quale, di tanto in tanto, abbiamo bisogno di fuggire. Ecco che per farlo e per continuare a sentirsi al sicuro saremo sempre più disposti a scegliere mete insolite, poco frequentate e magari vicine.Basta fare un passo fuori per sentirsi “altrove”.
È quello che sostengono il Mibact (Ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo), insieme a Enit (Agenzia nazionale del Turismo) e a tante istituzioni dedicate al settore: la qualità del turismo cambierà.
È il caso del turismo “ricco”, che potrà permettersi esperienze esclusive e isolate, ma anche di tanto turismo di prossimità, turismo religioso, culturale, ambientale o legato a passioni specifiche.
Procida sarà la capitale della cultura nel 2022. Ha vinto questo titolo (con il finanziamento di un milione di euro) grazie al dossier “La cultura non isola”. La scelta del Mibact è un segnale chiaro della previsione di diffusione del turismo di cui abbiamo parlato. Si premia infatti una meta “minore” come dimensione, simbolo del turismo lento e dei piccoli borghi.
Parlare di opportunità in questi periodi bui è difficile ma anche necessario. Sono indicazioni importanti, che tanti operatori del turismo possono seguire, per prepararsi ad attirare e ad accogliere il turismo che tornerà.
Si tenta anche di impedire l’estensione linguistica
AGGIORNAMENTO, dicembre 2024: La nuova legge è stata approvata in dicembre 2023, (leggi qui l’articolo dedicato.)
Sulla definizione della professione di guida turistica è uscito il nuovo DDL 833: qui l’aggiornamento del 23/09/2023
Nessuna nuova, cattiva nuova: l’accesso alla professione di guida turistica resta bloccato in tutta Italia.
Con una modifica del Testo unico del sistema turistico regionale (legge n. 86 del 20/12/2016) approvata il 22 dicembre 2020, la Regione Toscana ha prolungato la sospensione dei corsi e degli esami per guida turistica senza alcuna scadenza. Contestualmente però la modifica introduce, per le guide turistiche già abilitate, la possibilità di certificare il livello di conoscenza di una lingua straniera, e quindi l’estensione linguistica del patentino.
Ma andiamo con ordine e cerchiamo di ricostruire i passaggi che hanno portato a questa complicata situazione di blocco.
2013: LE GUIDE TURISTICHE DIVENTANO NAZIONALI (LEGGE EUROPEA N.97)
Fino al 2013 in Italia le guide turistiche avevano una competenza territoriale e una linguistica. Le guide avevano un patentino che le abilitava a volgere la professione in una specifica provincia e in una lingua straniera. Chi voleva operare in più di una provincia doveva superare un esame di estensione territoriale. Chi voleva operare in più lingue doveva superare un esame di estensione linguistica. La legge 97 ha sancito invece, per le guide turistiche abilitate ad esercitare la professione in altri Stati membri, il “regime di libera prestazione di servizi sul territorio nazionale senza necessità di ulteriori autorizzazioni o abilitazioni“. Questo significa che non solo una guida turistica abilitata può operare su tutto il territorio nazionale, ma anche negli altri stati europei. Negli anni seguenti, nonostante il quadro normativo europeo fosse cambiato in modo evidente, in Italia tutto è proseguito come niente fosse. Molte associazioni di guide premevano perché la nuova legge europea cambiasse. Il timore era quello della concorrenza internazionale, rispetto alla quale le guide italiane vantano una migliore preparazione territoriale. È evidente che in questo rinnovato quadro normativo la guida turistica non è più interpretata come la depositaria di un sapere localistico.La nuova guida turistica è una figura professionale in grado di interpretare e illustrare contesti diversi, lasciando all’iniziativa personale di ogni guida l’opportunità di approfondire un territorio piuttosto che un altro.
2015: il decreto sui “siti di particolare interesse”
Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, che allora come oggi era retto dal Ministro Franceschini, aveva emesso nel 2015 un decreto che indicava un elenco di siti di interesse artistico su tutto il territorio italiano. In quei siti una guida avrebbe potuto operare solo con una specifica e ulteriore formazione. La definizione di quell’elenco fu oggetto di grandi discussioni, perché inizialmente si trattava di decine di migliaia di siti indicati dalle varie associazioni e istituzioni territoriali e alla fine si era arrivato a un elenco di 3187. Di fatto il decreto aggirava la nuova disposizione europea introducendo un nuovo vincolo territoriale all’operatività delle guide abilitate.2017: la sentenza del TAR del Lazio
Le modalità di accesso a quei “siti di particolare interesse” tuttavia non sono mai state definite e attuate, perché nel febbraio del 2017 una sentenza del TAR del Lazio interviene per annullare il decreto ministeriale, indicando la violazione dei principi di uguaglianza e non discriminazione, di correttezza e buona amministrazione, di irretroattività della legge e di libera concorrenza.A questa sentenza ne sono seguite altre in materia, dei tribunali amministrativi di diverse regioni, e tutte hanno ribadito il riferimento alla nuova legge europea e quindi alla figura di guida turistica nazionale e non territoriale.
2018: la guerra alle agenzie formative
Nella confusione generale c’è da ricordare che in Italia la formazione non è gestita a livello centrale, ma è demandata alle regioni. Questo significa che qualunque intervento legislativo centrale dovrebbe poi avere un conseguente adeguamento delle disposizioni regionali, con le differenze che si possono verificare da regione a regione. Avviene infatti che per ottenere una stessa qualifica professionale in alcune regioni si proceda con bandi di concorso e in altre con corsi di qualifica, o ancora con forme miste. Dal 2013 al 2018, in mancanza di un adeguamento della legge nazionale sulle guide turistiche, le diverse Regioni avevano continuato a formare e qualificare nuove guide con le stesse modalità, quelle legate alla preparazione territoriale. Queste nuove guide tuttavia, proprio come tutte le guide, sono oggi di fatto abilitate a lavorare in tutta Europa. Con questi presupposti nel 2018 è cominciata una protesta portata avanti da molte associazioni di guide che volevano impedire l’abilitazione di nuove guide. Si sono tenute manifestazioni e veri e propri picchetti di fronte alle agenzie in occasione delle sessioni d’esame. Si noti bene: le modalità di abilitazione contestate sono le stesse che hanno consentito alle stesse guide che hanno portato avanti la protesta di qualificarsi a loro volta.Di fatto le istanze di queste associazioni vengono accolte, e ad una ad una tutte le Regioni interrompono i corsi e i concorsi per guida turistica.
2020: stallo totale
Nella Regione Toscana la sospensione dell’attività formativa per diventare guida turistica era stata disposta fino al 31 dicembre 2020, ma nel frattempo niente è intervenuto a livello nazionale. L’accesso alla professione di guida turistica resta bloccato da ben sette anni (2013-2020). La figura professionale della guida turistica nazionale non è stata definita, pertanto nessuna Regione può procedere a qualificare nuovi professionisti.Ecco perché il 22 dicembre 2020 la Regione Toscana ha provveduto ad estendere la sospensione dell’accesso alla professione di guida turistica fino a data da destinarsi.
Con le stesse “Disposizioni transitorie per l’abilitazione alla professione di guida turistica” tuttavia è stata introdotta almeno la possibilità, per chi è già guida turistica, di procedere alla certificazione della conoscenza della lingua, e quindi all’estensione linguistica.
Non contente del blocco totale ottenuto, alcune associazioni di guide turistiche si sono opposte anche a quest’ultimo piccolo provvedimento. È evidente l’intento di bloccare la possibilità di ottenere l’estensione linguistica anche in questo periodo, quando tanti professionisti potrebbero pensare di sfruttare la crisi come occasione per studiare e migliorarsi.
Il dibattito
La questione al centro del dibattito è la stessa da anni: con quali requisiti e in che modo ci si può qualificare guida turistica nazionale?
Alcuni vorrebbero che l’accesso fosse limitato a persone con laurea almeno triennale (ma la cosa sarebbe in contraddizione con la formazione di migliaia di guide “storiche”, che non hanno laurea), altri sperano in qualche nuovo escamotage per aggirare le disposizioni europee, altri ancora vogliono semplicemente procrastinare questo blocco il più a lungo possibile, in modo da limitare la concorrenza.
Il dibattito infatti è amico di chi ha una posizione di vantaggio competitivo, mentre è nemico dei giovani, delle nuove generazioni, ma anche di chiunque vorrebbe ripensarsi e intraprendere una nuova professione.
Tutte le parti politiche fanno un gran parlare di come la cultura, l’arte e il turismo siano tra le migliori risorse del nostro paese, eppure non si è stati in grado di intervenire in sette anni, e da più di due anni è del tutto impossibile diventare guida turistica. E così, nel migliore dei casi, le aspiranti guide finiscono per prendere la qualifica in altri paesi europei (con tutte le problematiche legate alla qualità dei percorsi formativi e alle difficoltà di spostamento del momento). Nei peggiori casi invece questo stallo va a incentivare l’abusivismo.
Dal momento che l’accesso alla professione di guida turistica resta bloccato tanti si orientano sulla qualifica di accompagnatore turistico. Si tratta di una professionalità ben diversa, ma è quanto di più utile per chi vuole cominciare a lavorare nel turismo.
Le prospettive
La soluzione è tutt’altro che vicina, dal momento che il tema non è nemmeno all’ordine del giorno dell’agenda politica nazionale. La soluzione tuttavia non potrà che passare dall’accettazione di questa nuova interpretazione della professione di guida turistica. Il blocco così protratto è una forma di protezionismo di una categoria che deve fare i conti con l’attualità e il futuro. Una professionalità infatti non si tutela limitando la crescita di altri professionisti, bensì alimentando la propria preparazione e l’aggiornamento. Quali che saranno le modalità di formazione e di selezione definite, la guida turistica nazionale dovrà dimostrare la propria conoscenza della storia, della storia dell’arte e della comunicazione linguistica per ottenere il patentino. Ma dovrà anche essere capace di contestualizzare sul territorio il proprio sapere, di mantenersi aggiornato sui contenuti ma anche sugli strumenti digitali che interverranno in modo sempre più potente anche in questo ambito. Quello della guida turistica infatti è un lavoro che più di ogni altro necessita di una vera formazione continua.La nuova guida turistica nazionale dovrà interpretare il proprio ruolo senza temere la concorrenza dei colleghi nazionali o internazionali, e dovrà invece accettare la sfida di un mondo che cambia rapidamente.
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Guide turistiche: niente esami e corsi fino al 31 dicembre 2020
Guida Turistica e Accompagnatore Turistico
Prepararsi per ripartire: formarsi è guardare al futuro
All’inizio di luglio si è tenuto l’esame conclusivo della seconda edizione del Corso per Accompagnatore Turistico. L’esito è stato molto positivo, con la qualifica di 16 nuovi accompagnatori turistici. Questa edizione del corso era praticamente conclusa quando è intervenuta l’emergenza covid, e per questo l’esame era stato sospeso in data da destinarsi. È stato un peccato per molti dei corsisti che avevano avviato collaborazioni interessanti con le agenzie presso le quali avevano svolto il tirocinio.Molte prospettive sono legate al turismo da e verso l’europa dell’est.
Ritrovarci in aula dopo tanti mesi è stata quindi un’occasione per raccogliere le loro impressioni, ed è stato bello scoprire come, nonostante questa battuta d’arresto, molti di loro siano positivi e pronti a praticare la professione.
Le cose sono cambiate, e probabilmente anche gli operatori del turismo dovranno cambiare, stando ben attenti alle opportunità e alle richieste del nuovo mercato.
Nonostante le difficoltà in effetti anche gli stage della terza e della quarta edizione del corso, tuttora in svolgimento, ci confermano che molti tour operator stanno tentando nuove strade, e sono interessati a programmare collaborazioni con nuovi accompagnatori turistici.
Valeria ha avuto un’esperienza di stage che le ha permesso sia di fare attività di back office, con la progettazione dei tour, sia “sul campo”. Per lei le prospettive professionali sono molto positive:
Nadia Ferrari ci ha raccontato qualcosa della sua esperienza presso Pennoni Autonoleggi:
Vedi le testimonianze dei partecipanti alla prima edizione!
E altre ancora!
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Cosa è, cosa fa e come si diventa Guida Ambientale in Toscana e in Italia
Cosa è una Guida Ambientale?
La Guida Ambientale Escursionista è un profilo professionale inserito nel repertorio regionale e riconosciuto a livello europeo (III livello EQF – European Qualification Framework). L’ottenimento della Qualifica di Guida Ambientale Escursionista consente di ottenere il patentino, con il quale il professionista è abilitato ad operare su tutto il territorio europeo. In alcune regioni sono previste figure omologhe alla Guida Ambientale Escursionista, quali l’Accompagnatore di Media Montagna (AMM, Piemonte) o Accompagnatore di Territorio (ADT, Provincia Autonoma di Trento).Cosa fa la Guida Ambientale Escursionista?
La Guida Ambientale Escursionista accompagna persone singole o gruppi di persone in aree di interesse ambientale. Effettua escursioni a piedi o in bicicletta (non con mezzi a motore), anche in zone innevate, assicurando la necessaria assistenza tecnica. Rientra nelle sue specifiche competenze l’illustrazione degli aspetti botanici, faunistici, antropologici e folkloristici del territorio. Operano specialmente in parchi e aree protette, ma più in generale in ambiente montano, collinare e in pianura, presso zone marittime e corsi d’acqua.Con chi lavora la Guida Ambientale?
Le Guide Ambientali operano per lo più in autonomia, come liberi professionisti, ma spesso in collaborazione con agenzie turistiche e tour operator, associazioni e istituzioni scolastiche.È molto importante il contributo delle Guide Ambientali nella progettazione e nello svolgimento di attività formative, educative, laboratoriali e divulgative sui temi della protezione paesaggistica, della sostenibilità ambientale e dell’ecologia.
Quali sono le figure professionali “confinanti” con l’attività della Guida Ambientale Escursionista?
Sotto il profilo tecnico le competenze della Guida Ambientale pongono un limite molto chiaro: la Guida Ambientale non utilizza attrezzature alpinistiche o da arrampicata. Pertanto i percorsi gestiti dalla Guida Ambientale non prevedono l’uso di corde e moschettoni. Quello infatti è l’ambito di competenza della Guida Alpina (per informazioni AGAI e CAI). La Guida Ambientale prevede poi tre tipi di specializzazione:- Escursionistica (che opera a piedi o in bicicletta)
- Equestre
- Subacquea
Da alcuni anni l’accesso alla professione di Guida Turistica è bloccato in tutta Italia per una complessa situazione burocratica e normativa (per approfondimenti leggi: Guide turistiche: niente esami e corsi fino al 31 dicembre 2020).
Come si OTTIENE IL PATENTINO DI Guida Ambientale?
L’ingrediente principale per svolgere con successo questa attività è una passione vera per l’ambiente e il trekking. Ma la passione non basta. In Italia il sistema della formazione professionale è in carico alle regioni. Questo significa che, per ottenere una stessa qualifica, si possono riscontrare delle differenze tra una regione e l’altra. In linea di massima comunque si accede alla professione partecipando a concorsi (molto rari in questo ambito) o a corsi di qualifica.Le Agenzie Formative accreditate propongono corsi di formazione con un esame finale, presieduto da una commissione nominata dalla Regione di competenza, che rilascia la Qualifica.
Nella Regione Toscana è possibile accedere direttamente all’esame di qualifica come privatista, per chi è in possesso di uno sei seguenti titoli di studio: laurea in scienze geologiche, laurea in scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura, laurea in scienze biologiche, laurea in scienze e tecnologie agrarie e forestali, laurea in ingegneria per la tutela dell’ambiente e del territorio.
Con l’ottenimento della Qualifica ci si può recare presso gli uffici del turismo della Provincia (in diverse regioni possono essere gestiti dalla Città Metropolitana o direttamente dalla Regione) e richiedere il Patentino che ha validità europea. La pratica è una semplice dichiarazione di inizio attività (SCIA).
Ricordiamo che per ottenere il Patentino, oltre alla Qualifica, gli enti richiedono una certificazione medica dell’idoneità psico-fisica, che si può richiedere in molti centri medici specializzati.
Come si esercita l’attività di guida ambientale?
Quello descritto sopra è il percorso per ottenere l’abilitazione. Diversa poi è la strada da percorrere per esercitare con successo l’attività di Guida Ambientale. Si tratta infatti per lo più di un’attività da libero professionista, per la quale è necessario tessere una rete di collaborazioni estesa, pensare e curare la comunicazione e la promozione delle proprie attività, e un aggiornamento costante. È molto importante in questo senso l’attività delle diverse associazioni di guide ambientali che operano a livello regionale e nazionale (AGAE, AIGAE…), e che permettono di restare sempre informati e in contatto con i colleghi.ATTENZIONE: molte persone confondono le associazioni sopra citate con gli enti di accreditamento (che invece sono le Regioni, tramite le agenzie formative accreditate). Spesso le associazioni svolgono anche attività formativa accreditata, ma l’ente di accreditamento è sempre la Regione.
Le Guide Ambientali in Italia
Fino a quindici anni fa la figura professionale della Guida Ambientale era estremamente rara e poco conosciuta. Le Guide Ambientali che svolgevano effettivamente a tempo pieno questa attività erano poche, e spesso operavano stagionalmente in Italia e in altri paesi e continenti.Tre fattori sono intervenuti e hanno modificato il contesto culturale e quindi anche le opportunità in questo settore.
Il primo fattore sono gli interessi istituzionali e di mercato ad attrarre un turismo esperienziale, meno “toccata e fuga”. Non sempre i provvedimenti hanno inciso in questo senso, soprattutto nella salvaguardia e nel recupero della montagna. I molte regioni però la qualità del turismo è molto cambiata.
In secondo luogo è cambiata la sensibilità rispetto ai temi ambientali e ecologisti. Se venti anni fa la difesa dell’ambiente era un tema appannaggio di un ristretto gruppo di “militanti”, oggi invece questo argomento entra necessariamente in ogni settore: la scuola, l’industria, le istituzioni etc…
Infine ci sono le opportunità offerte dalla digitalizzazione, e dalla maggiore facilità con la quale possono nascere gruppi di interesse comune nel quale vivere le proprie passioni.
Questi tre elementi hanno permesso a tante persone di avviare l’attività di Guida Ambientale. Nonostante la crisi, oggi ci sono nuove prospettive interessanti (per approfondimenti leggi: Turismo di prossimità: un’opportunità per le guide ambientali).
Le Guide Ambientali in Toscana
Ad oggi nei registri della Regione Toscana risultano circa 1300 le Guide Ambientali (Escursioniste, Equestri e Subacquee) attive. Si tratta di una cifra ben lontana dalle diverse migliaia di Guide Turistiche e Accompagnatori nella stessa regione, ma è un numero che restituisce comunque la portata di un ambito professionale in forte crescita.Il nostro Corso di Guida Ambientale
Con il Corso per Guida Ambientale il catalogo formativo di Kleis Formazione completa la preparazione per le principali figure professionali del settore turistico.
Il Corso per Guida Ambientale prevede 480 ore di formazione in aula (in parte con sessioni sincrone online nel periodo di distanziamento e in parte con escursioni), 40 ore di FAD (formazione a distanza asincrona), 80 ore di tirocinio e l’esame finale di Qualifica. Si tratta di un’esperienza molto coinvolgente, che prevede molte ore di formazione sul campo. Sono programmate escursioni brevi e lunghe, durante le quali sarà possibile effettuare prove pratiche di orientamento, di primo soccorso e di illustrazione del territorio.
Riserviamo grande attenzione a tutti quegli aspetti promozionali, di web e di self marketing, necessari prima per avviare la professione, e poi per farla crescere.