Prendere una qualifica vuol dire soprattutto mettersi in gioco

Sono le 18.06 del 27 febbraio 2020, si è appena concluso l’esame del corso per addetto all’assistenza di base, matricola 2019LM0528.

I partecipanti all’esame erano 12, hanno svolto la prova scritta, poi quella pratica e l’orale… e sono passati tutti!
Ansia, preoccupazione, attesa, concentrazione… E poi sorrisi, pianti, abbracci e ringraziamenti. Le emozioni erano palpabili e comprensibili, perché le persone che intraprendono un percorso di qualifica come questo dedicano nove mesi alla formazione, spesso facendo sacrifici economici e dividendosi tra famiglia, lavoro e lezioni. E sono soprattutto donne, che con determinazione portano a termine un percorso che non è solo l’apprendimento di tante nozioni, ma spesso implica un ripensamento della propria vita privata e professionale.

A questo coinvolgimento individuale si aggiunge l’esperienza di gruppo. Non capita spesso di trascorrere 450 ore insieme ad altre persone adulte, come accadeva durante gli studi scolastici. Si conoscono persone con storie e talvolta culture diverse, ci si scontra, nascono simpatie e affetti, e si condivide un tratto di vita. Quasi un anno insieme.

Noi operatori della formazione, che vediamo i corsisti e i docenti nelle varie fasi di questo percorso, siamo abituati a riconoscere i vissuti che li accompagnano. Manteniamo un distacco professionale. Eppure ogni volta che riconosciamo quell’emozione finale, quella tensione che si scioglie e diventa orgoglio per il risultato, si rinnova in noi la passione per questo lavoro.

Sembra retorico, ma è proprio così. Quindi grazie a tutti i corsisti, complimenti e in bocca al lupo!

Tutti passati!

Tutti passati!!!


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