Digitalizzazione e diffusione saranno i fenomeni caratterizzanti dei nuovi flussi turistici

Lo shock che ci ha colti a marzo 2020 ha travolto prima di tutti il settore turistico. In un primo momento si è pensato a una crisi che avrebbe pregiudicato un’intera stagione, quella dell’anno appena concluso, ma che avrebbe poi permesso di tornare alla “normalità” nell’anno successivo.

Le previsioni sono cambiate: il turismo tornerà, ma sarà un turismo diverso.

I flussi turistici potranno tornare ad essere quelli pre-pandemia solo nel 2024 (dati Iata-International Aviation). Questo lungo periodo, che coinvolgerà due o tre stagioni turistiche, non sarà tuttavia un periodo “sterile”. Sono tanti i segnali che confermano una domanda enorme, frenata da questo lungo distanziamento obbligato.

L’EFFETTO MOLLA

Come già si è potuto vedere nell’estate 2020, pur con tutte le restrizioni necessarie, non appena le normative lo hanno consentito quella domanda si è espressa in modo potente. Per questo possiamo aspettarci che, dopo un così lungo periodo di costrizioni, l’effetto “molla” della domanda turistica sarà davvero forte.

L’effetto di quella “molla” sarà tuttavia ancora fortemente condizionato dalle precauzioni necessarie in questa lunga fase di vaccinazioni. È un cambiamento che non coinvolge solo il “turista”, ma più in generale la persona, ed è facile pensare che gran parte di questi cambiamenti influenzeranno le nostre abitudini per molti anni a venire.

Il mercato turistico sta già evolvendo per una serie di fattori che possiamo ricondurre a due principali fenomeni: la digitalizzazione e la diffusione.

LA DIGITALIZZAZIONE DEL TURISMO

Uno dei pochi effetti positivi di questo distanziamento è stata l’incredibile accelerazione nell’alfabetizzazione digitale della popolazione di tutte le età. Se fino a pochi mesi fa una videoconferenza o un webinar erano termini e attività riservate a una piccola parte di professionisti e appassionati di novità, oggi chiunque ha avuto esperienze più o meno felici con questi strumenti. Di più: ormai ci aspettiamo di trovare un supporto video, registrato o in diretta, in moltissimi contesti.

Se da una parte la digitalizzazione implica una serie di servizi ormai indispensabili per qualsiasi esperienza turistica (prenotazioni immediate di trasporti, alloggi, visite; video e audioguide che sostituiscono il cartaceo; recensioni e indicazioni etc…), dall’altra si parla sempre di più di digitale come meta turistica.

IL DIGITALE COME META

Se il “digitale” può essere uno spazio di incontro, di condivisione e di confronto, allora lo spazio digitale è una meta che può essere scelta, visitata e vissuta. Non si tratta tanto di esperienze sostitutive del turismo tradizionale (molte esperienze in questa direzione sono naufragate) quanto di attività propedeutiche oppure integrative alla visita.

L’accesso ad un museo, l’anteprima di una mostra o addirittura l’accesso virtuale a beni artistici inavvicinabili in senso materiale, sono occasioni per scegliere una meta, per condividere quei contenuti con persone fisicamente lontane o per “portare a casa” un ricordo importante.

È un mondo nuovo, tutto da esplorare, che si allaccia e si intreccia alle attività di spettacolo e di eventi. Si possono pensare, in questa dimensione, narrazioni del tutto nuove, che si muovono nello spazio e nel tempo con grande libertà, e che possono essere sempre più ritagliate sulle preferenze e le curiosità del turista.

Un corollario di tutto questo è la mole incredibile di informazioni che la digitalizzazione mette a disposizione. Si possono ricostruire i comportamenti e i profili di una grande varietà di turisti, e impostare di conseguenza le proposte e i servizi.

Si tratta di un processo che difficilmente un operatore può percorrere in autonomia. È necessaria l’integrazione di competenze molto diverse e spesso veicolate dall’iniziativa pubblica. In questo senso in Italia e nelle diverse regioni si può fare moltissimo per prepararci.

LA DIFFUSIONE DEL TURISMO

Smart working, intrattenimento digitale, relazioni a distanza, e-shopping… se è vero che il digitale è una grande opportunità, e ci aspettiamo in questo senso soluzioni sempre più semplici, rapide e integrate, dall’altra esiste una vera e propria nausea da schermo. I fili della rete che ci consentono di essere ovunque in qualsiasi momento si presentano anche come le maglie di una enorme gabbia dalla quale, di tanto in tanto, abbiamo bisogno di fuggire.

Ecco che per farlo e per continuare a sentirsi al sicuro saremo sempre più disposti a scegliere mete insolite, poco frequentate e magari vicine.

Basta fare un passo fuori per sentirsi “altrove”.

È quello che sostengono il Mibact (Ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo), insieme a Enit (Agenzia nazionale del Turismo) e a tante istituzioni dedicate al settore: la qualità del turismo cambierà.

È il caso del turismo “ricco”, che potrà permettersi esperienze esclusive e isolate, ma anche di tanto turismo di prossimità, turismo religioso, culturale, ambientale o legato a passioni specifiche.

Procida sarà la capitale della cultura nel 2022. Ha vinto questo titolo (con il finanziamento di un milione di euro) grazie al dossier “La cultura non isola”. La scelta del Mibact è un segnale chiaro della previsione di diffusione del turismo di cui abbiamo parlato. Si premia infatti una meta “minore” come dimensione, simbolo del turismo lento e dei piccoli borghi.

Parlare di opportunità in questi periodi bui è difficile ma anche necessario. Sono indicazioni importanti, che tanti operatori del turismo possono seguire, per prepararsi ad attirare e ad accogliere il turismo che tornerà.


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